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Richieste

Rispondere alle richieste di accesso – secondo la LPD e il GDPR

Con una richiesta di accesso (in inglese DSAR) una persona chiede di sapere se e quali dati personali un'azienda tratta su di lei. Le informazioni vanno di regola fornite gratuitamente ed entro 30 giorni (LPD) o un mese (GDPR).

Quale termine si applica?

Secondo la LPD le informazioni vengono di regola fornite entro 30 giorni (art. 25 cpv. 7 LPD). Se ciò non è possibile, l'azienda deve avvisare la persona interessata e comunicarle entro quando le fornirà (art. 18 OPDa).

Secondo il GDPR le informazioni vanno fornite senza ingiustificato ritardo e al più tardi entro un mese. Il termine può essere prorogato di altri due mesi, se la complessità o il numero delle richieste lo rendono necessario; la persona va informata entro il primo mese, con i motivi (art. 12 cpv. 3 GDPR).

Che cosa devono contenere le informazioni?

Entrambe le leggi richiedono più di un elenco di dati:

Contenuto LPD (art. 25 cpv. 2) GDPR (art. 15)
I dati personali trattati in quanto tali sì sì, come copia
Scopo del trattamento sì sì
Durata di conservazione o criteri per determinarla sì sì
Provenienza, se non raccolti presso la persona sì, se disponibile sì, se disponibile
Destinatari o categorie di destinatari se del caso sì
Decisione individuale automatizzata e relativa logica se del caso se del caso
Identità e dati di contatto del titolare del trattamento sì –
Indicazione degli altri diritti e del diritto di reclamo – sì

Come si verifica l'identità?

Le informazioni le riceve solo la persona legittimata. Chi consegna i dati alla persona sbagliata causa a sua volta una violazione della protezione dei dati. La verifica deve essere adeguata: una copia di un documento d'identità, un accesso tramite un conto cliente esistente o un'identificazione video – a seconda di quanto sono delicati i dati.

Perché la completezza è così difficile?

I dati di una persona si trovano in molte applicazioni, cartelle di file e caselle di posta. Alcuni sistemi si possono interrogare direttamente, per altri devono verificare i responsabili dei sistemi. Nel frattempo il termine decorre, e alla fine deve essere tracciabile chi ha fornito che cosa.

Si è dimostrato efficace stabilire una volta per tutte quali sistemi rientrano in una richiesta di accesso, chi ne è responsabile e quali informazioni contiene la risposta. Così ogni richiesta viene gestita allo stesso modo, i termini sono monitorati e ogni passo è registrato.

Quando si possono limitare le informazioni?

La LPD consente di rifiutare, limitare o differire le informazioni, per esempio se una legge lo prevede, se interessi preponderanti di terzi lo esigono o se la domanda è manifestamente infondata o querulomane (art. 26 LPD). I motivi vanno comunicati alla persona. Il GDPR prevede limiti simili per le richieste manifestamente infondate o eccessive (art. 12 cpv. 5 GDPR).

Come vi supporta Espresso

Subject Request accompagna ogni richiesta dall'arrivo alla chiusura – con identità verificata, ricerca nei vostri sistemi e termini sotto controllo.

  • Dall'apertura alla chiusura

    Apertura del caso con verifica dell'identità, ricerca e risposta oppure esecuzione della cancellazione, chiusura del caso con consegna registrata.

  • Ricerca nei vostri sistemi

    Le applicazioni con banca dati o interfaccia REST supportate vengono esaminate automaticamente, le altre dai responsabili dei sistemi. La risposta nasce dal vostro modello.

  • Termini sotto controllo

    Casi aperti, in scadenza, scaduti e prorogati a colpo d'occhio – ogni azione registrata nell'audit.

Domande frequenti

Un'azienda può chiedere un compenso per le informazioni?

Di regola no. Secondo l'OPDa è possibile una partecipazione adeguata alle spese di al massimo 300 franchi, se le informazioni richiedono un onere sproporzionato; la persona va informata in anticipo e può decidere entro dieci giorni se mantenere la domanda (art. 19 OPDa). Secondo il GDPR un contributo è ammesso solo per richieste manifestamente infondate o eccessive o per ulteriori copie.

Una richiesta di accesso è la stessa cosa di una DSAR?

Sì. DSAR sta per «data subject access request». In italiano si parla di richiesta di accesso o di esercizio del diritto d'accesso (art. 25 LPD, art. 15 GDPR).

Anche e-mail e documenti rientrano nelle informazioni?

Se contengono dati personali della persona richiedente, in linea di principio sì. Per questo, oltre alle applicazioni specialistiche, anche cartelle di file e caselle di posta rientrano nella ricerca.

E se un sistema non può essere esaminato automaticamente?

Allora i responsabili del sistema lo interrogano e inseriscono il risultato. In Subject Request resta registrato chi ha inserito che cosa.

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